ONG per davvero

Pubblicato il 12 Agosto 2017 da pellisintetiche.
Categorie: Primo piano, Società.

Le ONG sono presenti nel nostro paese da decenni, hanno vinto premi Nobel e godono del supporto attivo di milioni di persone in Italia e nel mondo. Difendono i diritti dei cittadini, proteggono le persone vulnerabili, assistono le vittime di guerre e disastri, lottano contro la povertà e l’esclusione sociale. Sono un patrimonio della nostra società di cui essere fieri. Un paese davvero democratico dovrebbe valorizzare e sostenere queste organizzazioni, che in molti casi si fanno anche carico di attività che dovrebbero essere svolte dagli Stati, sostituendoli laddove non sono in grado (o non vogliono) difendere, proteggere, assistere chi ne ha bisogno.

Nelle democrazie compiute dovrebbe essere lo Stato a garantire i diritti fondamentali delle persone, la sicurezza, il welfare, l’informazione libera e trasparente. Non sempre accade. Le organizzazioni umanitarie, nello specifico – soggetti neutrali e imparziali – operano in base a rigorose norme concordate sul piano globale (in particolare, il Codice della Federazione Internazionale della Croce Rossa) che sono state avallate dagli Stati sottoscrivendo convenzioni internazionali vincolanti in materia di diritti umani e diritto umanitario, riconosciute in sede di Nazioni Unite, riprese dall’Unione Europea e nelle leggi nazionali.

Questi reciproci impegni sono la garanzia di un aiuto umanitario efficace e imparziale, e per questo utile non solo ad alleviare le sofferenze di tante donne e uomini, ma anche a limitare i danni delle crisi umanitarie.

Oggi, lo Stato italiano chiede a queste organizzazioni di contravvenire alle norme che esso stesso ha sottoscritto in sede internazionale. Con l’unico effetto di comprometterne la credibilità, pregiudicare la loro possibilità di fornire aiuti in contesti difficili, e renderne difficile o impossibile l’azione dove è più necessaria per il bene di tutti.

Crediamo sia doveroso chiedere allo Stato di rispettare le regole internazionali che ha sottoscritto nell’interesse di tutti. Le ONG che svolgono questo ruolo senza esitazioni sono un patrimonio della nostra società e vanno sostenute anche quando quello che dicono risulta scomodo. È necessario se vogliamo, da cittadini attivi, vivere una democrazia compiuta e non sbeffeggiata; se vogliamo costruire una società capace di rispondere alle grandi e drammatiche sfide del mondo moderno e di trasformarle in opportunità per crescere e svilupparci. A partire da coloro che dipendono dal nostro aiuto per sopravvivere e trovare la loro dignità.

Se oggi la società civile “che aiuta e protegge” viene criminalizzata e intimidita si finisce con il produrre un danno grave per tutti. Un’irresponsabile campagna di ostilità, opportunisticamente alimentata da tanti esponenti politici e opinionisti, dovrebbe trovare nelle istituzioni una ferma opposizione, non un inaccettabile avallo.

Inoltre, una cultura di governo che non distingue o non accetta nel cosiddetto “terzo settore” quei soggetti civici che vanno oltre la mera sostituzione dello Stato nella fornitura di servizi al welfare, difendendo la propria indipendenza sempre e comunque, è una cultura pericolosa per la qualità della democrazia. Lo osserviamo in decine di paesi del mondo e contiamo che questo principio non prevalga nella nostra Italia.

  

Alessandro Bertani, Emergency; Marco De Ponte, ActionAid Italia; Gianni Rufini, Amnesty International Italia; Gabriele Eminente, Medici Senza Frontiere Italia; Roberto Barbieri, Oxfam Italia

  

Comunicato stampa tratto da Emergency.it, immagine tratta da Eunews.it.

  

Trovo che ci sia tutto un mondo neocolonialista fatto di ricatti, promesse e accordi internazionali che ci viene volutamente nascosto o quantomeno mascherato in merito alla questione dei migranti tra Libia, Italia ed Europa. In ordine sparso alcune notizie delle ultime settimane: minacce ripetute di chiusura del Brennero da parte dell’Austria (link), notizie che la Francia voglia creare centri di accoglienza per i migranti in Libia poi smentite (link), l’incontro a Parigi da Macron tra Sarraj e Haftar (link),  supporto italiano in acque libiche (link) e minacce di azioni di guerra contro le imbarcazioni italiane da parte di una delle fazioni della guerra civile libica (link), sequestro da parte della Procura di Trapani della nave Iuventa dell’ong Jugend Rettet con l’accusa di rapporti con i trafficanti (link), e infine lo Stato italiano che richiede la firma del codice di condotta alle ONG pena l’esclusione dall’attività di soccorso dei migranti in mare (link). Anche raccogliendo le idee non è facile vederci chiaro e leggere tra le righe cosa sta accadendo in realtà. Sta di fatto che l’Europa sta dimostrando di essere Unita solo quando è il momento di trarne vantaggio e l’Italia che finora ha affrontato da sola le difficoltà di questo fenomeno epocale ora cambia rotta e fa accordi con la Libia per bloccare i migranti. Peccato che come ha detto Vincent Cochetel, inviato speciale dell’UNHCR: “Non ci sono campi o centri per i migranti in Libia, ma solo prigioni, alcune controllate dalle autorità, altre da milizie e trafficanti, e vi sussistono condizioni orribili” e ancora “Chiunque venga sbarcato sulle coste libiche torna in queste carceri” (link). Quindi uno stato, che dovrebbe accogliere rifugiati che fuggono da guerre, dittature e quant’altro, fa accordi con un paese in cui è in corso una guerra civile, per bloccare e trattenere tali persone oltre ai migranti economici in vere e proprie prigioni. Questo comportamento è semplicemente vergognoso. La cosa più preoccupante a mio modo di vedere è però la propaganda, non si sentono voci contrarie a questi accordi o critiche, se non quelle delle ONG, d’un tratto sono tutti d’accordo. La realtà che viene rappresentata è che l’Italia abbia rialzato la testa e si faccia rispettare in campo internazionale, mentre di fatto tutto sembra indicare che sia stata forzata a prendere queste decisioni. Le ONG vengono criminalizzate mediaticamente da varie parti (ben vengano le azioni della magistratura per appurare la verità). Per concludere quello che vorrei sottolineare è che stiamo nascondendo la polvere (leggi migranti) sotto al tappeto (leggi prigioni della Libia, un paese in guerra), senza la consapevolezza che questo fenomeno ha radici profonde, tra cui un sistema colonialista che non è mai finito, e si traveste da accordi internazionali e dalla cosiddetta “cooperazione allo sviluppo”. Ci sono guerre per le quali l’ONU si sta sempre più dimostrando incapace di fare alcunché. E’ facile dire “bisogna aiutarli a casa loro” come giustificazione di questi accordi, ma chi lo sta facendo veramente?

Alberto